mercoledì 14 marzo 2012

piccole e grandi emozioni

Giulia è pronta ad uscire da diversi mesi. In più di una circostanza ha scalciato facendo sentire la sua forte presenza e riempiendo di gioia tutti coloro che hanno avuto la fortuna di sentirla. Io tra quelli. Il suo tempo è arrivato, in lei risiede una gran voglia di vedere la luce, una luce che eventi naturali le hanno sinora impedito di scorgere. Continua la sua vita placida e tranquilla, i suoi capricci sono considerati dai medici regolari; ma, mi avverte, preparati che ti raggiungo. Io non posso non sentire il suo richiamo, il suo sangue è anche il mio sangue, la sento, sento che sta arrivando ma, le comunico con la forza della mente che deve attendere qualche altro giorno. “Ti prego –le dico- voglio regalarti qualcosa di importante. Ti prego, attendi ancora un po’. Attendi fino a domenica sera. Sai bene quanto abbia creduto nell’amore, quanto continui a crederci con tutto me stesso. Ma lui ora mi sfugge e, lo sai bene, c’è un’altra cosa che può tenermi vivo, oltre te..."
Lei capisce e storce il naso, poi sorride e dà un colpo più forte alla porta, quindi si rende conto che il mio desiderio, ultimo desiderio di un condannato a morte dall‘amore perduto, va condiviso. “Ok, mi dice, rispetto la ragione della tua fede. Ma voglio il più bel regalo che tu possa farmi per questo prolungamento dell’attesa della visione della luce!”
Lo so che non scherza. Lo so bene. Mi affido al mio dio personale e tascabile e a tutta la forza di volontà e a tutte le risorse fisiche presenti nel mio corpo. Il regalo che le farò sarà il più bello che possa fargli. Tutto per lei. Lei capirà. Capirà che quel che le darò sarà la più grande cosa che possa darle, al di là dell’amore che nel tempo la coprirà completamente.
Telefono al mister, dico che sarò della partita. Il match è dei più difficili, contro una compagine quadrata e una difesa di ferro. Do l’anima in campo, nonostante le avverse condizioni atmosferiche. Nonostante le mie 37 primavere e le non più di 20 del mio avversario, che m’insegue col fiatone. Lotto, corro, dò più del massimo. Sono stanco, quasi non ce la faccio più. Ma arriva la palla buona. È il minuto 42. Scatto in profondità, arpiono la palla e raggiungo la linea di fondo, completamente defilato sulla sinistra. Il portiere avversario mi vede, esce prontamente dalla porta, con una finta di corpo lo disoriento e lo lascio seduto a terra mentre conquisto la linea di fondo e rientro verso il centro. L’area è gremita, tutti gli avversari sono rientrati a copertura della propria porta. Tra me e la marcatura, un difensore. Ho tanta paura di sbagliare, ma penso a Giulia e al regalo che merita per esser stata tanto brava ed avermi atteso così pazientemente. Il difensore copre perfettamente lo specchio. Non c’è luce, segnare è pressoché impossibile. Volutamente mi sbilancio, sto quasi per cadere, il difensore sta per avventarsi su quella palla che sembra persa. Così facendo,  si apre un varco tra il suo corpo e il palo. Ed è proprio lì che infilo il pallone, con la punta del piede, mentre cado a terra. Azione interminabile, nessuno credeva potessi gonfiare la rete. Tantomeno in quella maniera. Forse neppure io. Ma ce l’ho fatta, l’ho fatto per Giulia. E' il mio regalo per lei. Venti persone mi son saltate sopra per festeggiarmi. Io pensavo solo a lei mentre urlavo al cielo la mia gioia.
Faccio cena, mi chiama mio padre. Mal celando una commozione troppo grande per uno che di lì a poco diventerà nonno per la prima volta nella sua vita, mi annuncia che Giulia sta venendo al mondo. Il travaglio è cominciato. Ore 1:06, mio padre mi chiama. Nuovamente. Lo attendevo nel mio letto in stato di semi-incoscienza Giulia è nata. La figlia di mio fratello. La mia prima nipote. L’ultima emozione di una giornata infinita. Quel goal che ha regalato la vittoria alla mia squadra… quella rete impossibile… è il mio regalo a lei. Alla sua paziente attesa.
Impossibile descrivere il mondo che si è aperto nel mio cuore alla notizia di quel lieto evento. Giulia ha atteso pazientemente il mio regalo, perché io quella partita dovevo giocarla. Per forza. L’ho fatto. Ho segnato. Il goal è per lei. Credetemi, il regalo più bello che potessi farle perché il mio mondo è piccolo ed è fatto di poche e piccole soddisfazioni. Come quella di una rete. Non ho dormito, domenica notte. Dovevo scaricare un’emozione. Ore 3:00, la Giulia mi manda un mms con la sua prima foto. Dorme, stanca, con un pugno in bocca. “Ciao zio –mi dice- sono Giulia. Quand’è che mi vieni a trovare? Ti aspetto con impazienza!”
Il prossimo fine settimana sarò da lei. La vedrò per la prima volta. Le porterò in dono un goal pesante realizzato poche ore prima della sua nascita. È ancora troppo piccola, ma sufficientemente forte da sopportare quel gran peso.
Flashback
Ore 1:06, mio padre mi chiama. Giulia è nata. Sono più che emozionato, devo condividere la mia emozione con qualcuno. Mi viene in mente lei. Solo lei. Solo lei. Nessun’altra. Prendo il cell in mano, e scrivo: “ore una e zero sei: giulia c.b. c’è! E io sono zio! Ziocan!!” Digito il suo nome sulla rubrica, poi clicco invio. Sono le ore 1:09.

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